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Essere appassionati dell'opera di un artista, tifosi di una squadra o di uno sportivo significa far parte di un gruppo, di una serie di persone che - indipendentemente dalla vita che conducono o dalla professione svolta - condividono qualcosa: un qualcosa che unisce e mette a contatto persone che altrimenti non si incontrerebbero.

Andare allo stadio, ad una mostra, ad un evento ci dà un senso di appartenenza. Ne sanno qualcosa i fan di Bob Dylan sparsi in tutto il mondo.

Questa comunità si è estesa e consolidata negli anni, anche grazie ad un'intensa attività concertistica da parte dello stesso Dylan, in tour ininterrotto da ormai diciotto anni, e di Internet, strumento che ha dato la possibilità agli appassionati di condividere i propri pensieri prima e di organizzarsi in occasione di concerti, ritrovi e tante altre ricorrenze.

Ogni volta che esce un nuovo lavoro su Dylan, i commenti si rincorrono, le opinioni affollano le sale virtuali dei blog e dei newsgroups, interi siti discutono animatamente, collegandosi reciprocamente e creando una rete a beneficio di tutti, ma specialmente per i fan.

Il fan ha infatti uno status privilegiato davanti a tutto questo. Chi più di lui conosce vita, morte e miracoli del proprio idolo? Chi è il primo che si va a cercare quando si sente qualcosa? "A te che piace X, ma è vero che..." Quante volte vi siete sentiti rivolgere una simile domanda?

Far parte di un simile gruppo ha una grande caratteristica: non ci sono invidie. Raramente qualcuno si arroga il diritto di essere considerato un'autorità in materia più di quanto non lo siano gli altri. Ciò comporta una migliore circolazione di notizie e di informazioni; essere parte di un gruppo ha questo grande vantaggio.

Ogni volta che esce qualcosa di nuovo, se ne discute. E così è stato fatto anche per questo nuovo libro, che fin dalle parole della quarta di copertina promette di essere una nuova investigazione sul campo, di rivelare un lato precedentemente trascurato.

L'impresa è ardua, perché parlare di qualcosa molto vicino alla dimensione religiosa dylaniana corre il rischio di diventare o una inutile ripetizione di quanto già sappiamo oppure di uscire totalmente fuori dal seminato. Il rapporto tra Dylan e la religione è un argomento ampiamente dibattuto, sul quale in un certo senso non si può mettere la parola fine ma allo stesso tempo non si può pensare di poter dire qualcosa di nuovo.
Perché allora questo libro ha fatto e fa parlare tanto di sé, al punto che una traduzione inglese sta per essere ultimata?

Perché affronta l'argomento partendo da un altro punto di vista.

Nelle oltre duecento pagine l'Autore non propende per la tesi che Dylan sia ancora ebreo o sia rimasto fedele alla sua conversione cristiana: chiaramente indica che la questione è di scarsa importanza, perché Dylan è più di tutto questo.

Leggendo queste pagine ciò che emerge è una nuova realtà della figura di Dylan, una Gestalt inaspettata, dove la percezione totale è superiore alla somma delle singole componenti.

Scoprire che Dan Brown ha inventato poco, anzi quasi niente, diventa così una certezza leggendo i capitoli che si susseguono a commentare i singoli album. Scopriamo dell'esistenza di culti millenari, tenuti nascosti ai più e rivelati attraverso sofisticatissimi codici, nascosti anche nelle canzoni di Bob Dylan, fino a porci l'inevitabile quesito: perché mai?

La domanda è servita, pronta ad essere esaudita dalle decine di migliaia di persone che ogni giorno affollano i salotti di Internet e le discussioni telefoniche sull'opera del "nostro", al punto che ignorare o addirittura privare di considerazione questo scritto (sono parole di Gerry Smith, editore del "Dylan Daily" significa rtascurare una parte rilevante ed affascinantissima dell'opera di Dylan.

 

Invito alla lettura apparso sul Writer's Corner

Un libro straordinario

C’è solo un pericolo se non si legge questo libro: non conoscere un lato importantissimo di Bob Dylan. Leggere è come sedersi a tavola ed ascoltare una storia affascinante, che diventa sempre più interessante ad ogni nuovo boccone, fino al dessert che ti lascia ancora integro l’appetito pur avendoti saziato. Ogni capitolo è una nuova portata di un pasto indimenticabile. Dan Brown è stato preceduto di oltre trent’anni, adesso ne abbiamo la prova. Il codice Dylan è una storia antica, tramandata segretamente dagli appartenenti ad un gruppo millenario al quale appartenevano persone come Leonardo, Botticelli, Michelangelo, Victor Hugo, Jules Verne e molti altri. L’autore ci porta verso luoghi incantati, alla scoperta di tesori e leggende che fanno parte della nostra cultura. Pagina dopo pagina, il mistero si svela, accrescendo la voglia di giungere alla fine, ritardando le conclusioni ed allungando il nostro piacere di lettori/investigatori. Leggere questo libro significa appartenere ancora di più al gruppo dei fan documentati ed attenti, come pochi al mondo.

 

Recensione di un lettore su Unilibro

Chi leggendo il testo di Isis da Desire o di Changin’ Of The Guards da Street Legal non si è mai chiesto che cosa nascondessero veramente quei testi così criptici e complessi? Una più che soddisfacente risposta potrebbe venire dalla lettura del recente saggio di Nicola Menicacci, Bob Dylan: L’Ultimo Cavaliere, che offre un interessante chiave di lettura interpretativa dell’opera di Bob Dylan dal punto di vista biblico ed esoterico. Il periodo preso in esame da Menicacci è quello che va da Blood On Tracks (1975) a Infidels (1984), un decennio in cui Dylan diede alle stampe alcuni tra i suoi dischi più interessanti dal punto di vista non solo musicale ma anche contenutistico. A tutti sarà sicuramente nota la grande influenza esercitata dalla Bibbia su Bob Dylan ma molti si sorprenderanno sicuramente nel vedere le sue canzoni accostate al culto della Maddalena (identificata con Isis) o alle poco chiare vicende di Rennes-le-Châteaux. Con tutta probabilità qualcuno accuserà l’autore di eccessiva speculazione ma l’accostamento a questi elementi stando alle prove e alle tesi di Menicacci non è affatto casuale o peggio ancora forzato. La teoria che è alla base del libro mette in luce un lato di Dylan se non inedito ma certamente poco noto ai più, ovvero quello che vede la sua arte come veicolo per un messaggio “iniziatici” basato su due livelli interpretativi. La lettura risulta assolutamente affascinante soprattutto per coloro che amano vivisezionare i testi dilaniani, tuttavia a volte si ha la sensazione di perdersi nella grande mole di richiami storici e religiosi. E’ dunque un libro da leggere ma allo stesso tempo da prendere con le molle in quanto spesso e volentieri un neofita ne trarrebbe riflessioni fuorvianti. Tanti, innumerevoli sono gli spunti di riflessione che ci vengono da questo libro ed è difficile davvero mantenere posizioni scettiche ma alla fine l’interrogativo: “e se non fosse affatto così?” ci sembra assolutamente d’obbligo.

Recensione di Salvatore Esposito per "Il Popolo del Blues"

Bob Dylan Come Galvano

 

POESIA E MUSICA. Vi è tutto un mondo dietro queste due macrocosmi intellettuali, due arti distinte spesso riunite in un connubio della mente e dei sensi dedito a comporre capolavori  che fondono note e versi: le canzoni. I primi che volsero questo “dono naturale” verso la

composizione melodica furono gli Aedi, cantori giramondo che armati di una chitarra e della propria inesauribile fantasia crearono indimenticabili capolavori letterari (sembra proprio che l’Iliade e l’Odissea, il Decameron e la Gerusalemme Liberata siano nati su ispirazione dei canti e dei racconti di questi artisti dell’improvvisazione orale); una tradizione culturale mai perduta, su cui Nicola Menicacci (avvocato musicista) torna a fantasticare in Bob Dylan.

L’ultimo Cavaliere, giallo musicale in cui l’autore di Blowind in the Wind si rivela autore e custode di versi che nascondono il mistero millenario di una reliquia coeva di Re Artù e Santa Caterina, protetta nientemeno che dai mitici cavalieri Templari.«L’idea di questo libro nacque per caso», racconta l’autore, «avevo sempre saputo che Dylan si era interessato alla Bibbia, alla Cabala ebraica e che la sua conversione al Cristianesimo aveva allargato le sue vedute. Mai mi sarei aspettato di trovare in lui dei veri e propri messaggi cifrati simili a quelli di Leonardo da Vinci o Botticelli».

SARA BUZZURRO

 

 

Recensione apparsa su "L'Indipendente delle idee" del 22/01/2006, pagina 6

The esoteric in Dylan’s writing 

Yesterday’s mention of Christopher Rollason’s fine writing on his web site, The Bob Dylan Critical Corner, reminded me of a typically stimulating recent article, his review of a new book on the influence of the esoteric in Dylan’s writing.

Rollason’s article, Look Inside Your Mirror, is an examination of a new Italian language book, Bob Dylan – The Last Chevalier, by his Critical Corner web site partner, Nicola Menicacci, which tracks the esoteric content in Dylan’s writing between Blood On The Tracks and Oh Mercy. As Rollason concludes, Menicacci’s is a “startlingly original contribution”.

If you thought you knew Dylan’s work, but haven’t yet read this piece, you’re in for a treat!

 

Recensione apparsa sul Dylan Daily

Sul re del rock anche un libro esoterico

"L’ultimo cavaliere" studia il legame tra i suoi testi e la spiritualità. Per i fan c’è "Scrapbook"

 

Parafrasando una famosa canzone di Paul Simon, Bob Dylan fu uno di quelli "in viaggio alla ricerca dell’America". Poi lui stesso divenne l’America, il suo costume.

[...]

Con "Bob Dylan l’ultimo cavaliere" lo studioso di esoterismo Nicola Menicacci

affronta Dylan da un lato inedito.L’autore, studiando filologicamente i testi (del periodo 1974 -’89) ne racconta la visionaria spiritualità.

Decrittando il codice simbolico di Dylan rivela in brani come "Tangled Up In Blue" la storia della Maddalena, in "Street Legal" quella di Salomè e cerca di dimostrare cheil cantautore conosceva i segreti delle opere di Leonardo che portarono fortuna al Codice da Vinci di Dan Brown. «Quando avrò 90 anni

e mi vorrai vedere, mi troverai da qualche parte su un palco», confidava Dylan che tutto l’anno in tour (il «tour senza fine») e Never Ending Tour: Anni di luce e ombra di Paul Williams descrive quest’esperienza di strada con foto, riflessioni, interviste ad amici compianti come Jerry Garcia e Laura Nyro.

 

Antonio Lodetti

 

Estratto dell'articolo di Antonio Lodetti apparso a pagina 22 de "Il Giornale" 

del 2 Gennaio 2006 

Bob Dylan: uno sguardo particolare alla sua musica

 

E' in arrivo l'ennesimo libro dedicato a Bob Dylan. Questa volta però non si tratta di una semplice biografia o raccolta di testi e spartiti. Il volume, firmato da Nicola Menicacci (studioso di esoterismo), affronta la carriera e la musica del cantautore da un punto di vista finora lasciato in disparte. Via via che le pagine scorrono, Menicacci sostiene la sua tesi, secondo la quale i testi di Dylan contengano un forte valore simbolico che, in qulche modo, ha anticipato di qualche decennio ciò che è stato poi scritto ne "Il codice Da Vinci" di Dan Brown. Le liriche di "Tangled up in blue" e di "Street legal" in particolare sarebbero ispirate ad eventi biblici.

 

Articolo apparso su News @Pianeta Rock il 3 Gennaio 2006

Link

“Bob Dylan l'ultimo cavaliere” 

Un nuovo libro, una nuova identità: esoterismo e sette occulte 

In libreria l'opera dello scrittore fiorentino Nicola Menicacci 

 

FIRENZE – Per chi fino ad adesso aveva un’idea ben chiara e precisa di Bob Dylan, uno dei cantautori americani più popolari dagli anni ‘60 in avanti, che da sempre si è dedicato con le sue ballate alla battaglia per la difesa dei diritti civili, è venuto il momento di scardinarle e di metterle nel cassetto. O almeno di metterle in discussione. Questo nuovo “Bob Dylan l'ultimo cavaliere”, 238 pagine, edito dalle Edizioni Hermatena, 19 euro, scritto dal fiorentino Nicola Menicacci, scrittore, avvocato e musicista, ribalta ogni idea puramente musicale e ne ritrae un profilo prettamente simbolico. Una vera e propria tesi che tende, attraverso i testi delle canzoni dell'autore ebreo, ad evidenziare la parte “massonica”, l'aggregazione ad una setta più o meno religiosa, le influenze esoteriche, arcaiche ed occulte. Quasi un mistero da scovare tra le pagine, un percorso a ritroso nella vita nelle parole delle canzoni, sviscerate tra le righe, che fanno dell'autore di “Hurricane” un vero e proprio insospettabile megafono per portare il verbo e tramandare segni e simboli che ci portano a Leonardo da Vinci, dalla rosa alla Maddalena, dalla stirpe di Gesù al Sacro Graal, fino alla setta segreta del Priorato di Sion. Molti potrebbero aggiungere che sono soltanto fantasie e speculazioni. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo di essere di fronte ad un nuovo caso alla moda stile Dan Brown ed il suo Codice. Un investigatore attento particolari, alle virgole, ai non detto, un’appassionante ricerca, un affascinante viaggio alla scoperta del lato più ombroso e oscuro del cantautore americano. Come la Bibbia ha influenzato le poesie in musica di Bob Dylan? Ogni pagina sorprende rilevando particolari inediti, inaspettati, a volte inquietanti.

"Dylan era a conoscenza dei messaggi cifrati che si nascondevano dietro numerose opere di Leonardo da Vinci, Botticelli - afferma l'autore - e nel corso di oltre quarant'anni di attività creativa, Dylan ha disseminato indizi che rivelano una conoscenza di tipo esoterico, un sapere iniziatico: “Blood on the Tracks” è la storia della Maddalena, “Street Legal” di san Giovanni Battista e Salomè, e potrei continuare”. 

 

Tommaso Chimenti 

 

“Il Corriere di Firenze”, Domenica 6 Novembre 2005 pagina 55.

Articolo di Tommaso Chimenti

 

 

Ho impiegato molti mesi per le ricerche di questo libro. Il risultato lo avete davanti agli occhi: tutte le implicazioni esoteriche ed occultistiche dell'opera di Dylan che, anzichè farne un satanista come molte rockstar degli anni '60 e '70, nei suoi testi rivela un'intensa e profonda spiritualità, oltre che abbracciare quei messaggi "eretici" che trent'anni dopo Dan Brown avrebbe utilizzato come base per "Il Codice da Vinci". Scoprirete così la storia della Maddalena e della Madonna Nera nei testi di "Blood on the Tracks" e "Desire", il mito di San Giovanni Battista e Salomè in "Street Legal", le geometrie nascoste nelle copertine di alcuni suoi album, un tesoro cercato invano da migliaia di anni... e molto ancora. Consiglierei questo libro a tutti coloro che amano Dylan, per scoprirne un lato nuovo, e a tutti coloro che si interessano di esoterismo medievale, per vedere come questa antica tradizione sia portata avanti da persone apparentemente "insospettabili".

Estratto della mia lettera di presentazione sul sito della Hoepli

 

 

"Inside the Museums infinity goes up on trial" diceva Bob Dylan a cavallo tra il 1965 e il 1966, in Visions of Johanna. Pochi versi più sotto, citando quello che è forse il quadro più famoso di tutti i tempi, si legge


But Mona Lisa musta had the highway blues
You can tell by the way that she smiles

La domanda è la seguente: era Bob Dylan a conoscenza dei messaggi cifrati che si nascondevano dietro numerose opere di Leonardo da Vinci e Botticelli?

La risposta è: sì.
O meglio: quasi sicuramente sì.
Nel corso di oltre quaranta anni di attività creativa, Dylan ha disseminato – a volte spesso, altre con meno frequenza – indizi che rivelano una conoscenza di tipo esoterico, un sapere iniziatico.

Scheda del libro pubblicata su 365 bookmark

 

 

Firenze, libri liberi, Via San Gallo 25

Dan Brown? No, è Bob Dylan l'ultimo cavaliere

 

Molti in passato hanno parlato dell'influenza della Bibbia nelle liriche di Bob Dylan ma mai nessuno era riuscito a dimostrare come le sue parole nascondessero una specie di codice che opportunamente decifrato rivela la storia che Dan Brown avrebbe raccontato nel Codice da Vinci trent'anni dopo. Lo ha fatto Nicola Menicacci, con il suo ultimo libro Bob Dylan l'ultimo cavaliere, che ci svela un lato inedito e sorprendente dell'opera del cantautore americano

Comunicazione apparsa su Altracittà del 27 Ottobre 2005

 

 

Giovedì 27 ottobre, ore 18.00, nella sala lettura della libreria

BOB DYLAN L’ULTIMO CAVALIERE, OVVERO IL CODICE

DA VINCI TRENT’ANNI PRIMA

Molti in passato hanno parlato dell’influenza della Bibbia nelle liriche di Bob Dylan ma mai nessuno era riuscito a dimostrare

come le sue parole nascondessero una specie di codice che opportunamente decifrato rivela la storia che Dan Brown avrebbe

raccontato nel Codice da Vinci trent’anni dopo. Lo ha fatto Nicola Menicacci, con il suo ultimo libro Bob Dylan

l’ultimo cavaliere, che ci svela un lato inedito e sorprendente dell’opera del cantautore americano: un’occasione per rileggere

un mito in una veste insolita, e un motivo in più per elevare Bob Dylan al rango dei più grandi letterati americani contemporanei.

Presenta la serata il dott. Paolo Chellini; sarà presente l’Autore.

 

Programma della libreria Libri Liberi di Firenze

 

La Copertina di "Slow Train Coming" - corrispondenza con Catherine Kanner

All’interno de “L’Ultimo Cavaliere” l’analisi della copertina di “Slow Train Coming” costituisce una delle parti più spettacolari, nonostante tutto il libro potrebbe esistere anche senza questo capitolo. La copertina infatti non è opera di Dylan, anche se nasconde a livello grafico molti elementi da lui sviluppati nei testi.
Sulla scorta della recensione di Chris, la Kanner mi ha inviato un’email nella quale faceva luce sulla genesi del suo lavoro, tendenzialmente allontanando voci su una geometria nascosta preesnte nel disegno (peraltro limitandosi alle poche parole di Chris, che parlava di “una M nascosta”).
Correttamente, la Kanner mi invitava a risponderle, cosa che ho fatto. La mia risposta riassumeva quanto appena detto, oltre a ricordarle che quelle geometrie erano state usate da pittori come Poussin, Botticelli o Vermeer. La Kanner concludeva affermando l’esistenza di un impianto geometrico nel disegno, e di essere al corrente di queste tecniche.
Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

Articolo sul blog ufficiale del sito, pubblicato in data 5 Ottobre 2005

 

Incontro con Nicola Menicacci, lunedì 1 agosto alle 21 in Piazza Galvani

 

Per il ciclo di passeggiate a a cura di Hermatena, lunedì 1 agosto Nicola Menicacci, autore del best-seller "Bob Dylan l'ultimo cavaliere", svelerà i misteri delle canzoni del celebre cantautore, all'ombra dei segreti della magica Bologna. Una serata tra musica e parole, dai canti bolognesi alle liriche del menestrello americano. Appuntamento in Piazza Galvani. La manifestazione si terrà anche in caso di pioggia. A tutti gli intervenuti sarà regalato il libro in oggetto autografato dall'autore. Costo: 15 €. Sono previste riduzioni per anziani sopra i 60 anni e ragazzi fino a 18 anni (gratuità ai ragazzi fino 14 anni). Solo su prenotazione. PIAZZA GALVANI 40100 Bologna Infoline: 051916563, 051916750, 3394675826, 3488138815 Mailto: hermatena@libero.it

 

 Articolo apparso su Virgilio relativo alla presentazione del 1 Agosto  

 

 

 

Nei misteri della città inseguendo Bob Dylan

 

BOB Dylan avrebbe celato nelle sue liriche, dagli anni ' 70 al 1989, riferimenti ai misteri del Sacro Graal e alla storia della società segreta "Priorato di Sion" che nasconderebbe da secoli una presunta dinastia di Cristo. E' questo il curioso e intrigante filo conduttore della visita guidata "Bob Dylan l'ultimo cavaliere", proposta stasera alle 21 da Bologna Magica. Lo spunto è dato dall' omonimo libro di Nicola Menicacci, musicista, avvocato, fan di Bob Dylan, pubblicato da Hermatena che appunto svela come il cantautore faccia continui riferimenti ad una donna particolare che ha perso il compagno, parte di un percorso sacro. E camminando tra vie e chiese di Bologna si cercheranno riferimenti a questi argomenti, da un dipinto del Guercino nella chiesa di San Salvatore "Et in arcadia ego", ripreso da Poussin secondo alcuni raffigurando la tomba della Maddalena, contenitore del Sacro Graal, ai luoghi dove vivevano le prostitute di un tempo. Prenotazione obbligatoria allo 051916750; appuntamento in piazza Galvani. (p. n.)

La Repubblica del 7Settembre 2005 edizione di Bologna, pagina 12

 

 

LOOK INSIDE YOUR MIRROR' - Review of:
Nicola Menicacci: BOB DYLAN, L'ULTIMO CAVALIERE

('BOB DYLAN, THE LAST CHEVALIER')

2005, Riola (Bologna, Italy): Hermatena Edizioni, ISBN 88-88437-22-3,
soft covers, 232 pp, EUR 19.00
Preface by Alberto Cesare Ambesi
www.bobdylanlultimocavaliere.it, www.hermatena.it

Author of review: Christopher Rollason - September 2005

 

Bob Dylan's work can be imagined as a hall of mirrors. Time and again
the poet invites us into 'a room full of covered-up mirrors', and
challenges us to take off the covers, gaze into the smiling mirror that
is each song, and discover within it arcana, mysteries to be plumbed.
Does Bob Dylan see his own songs as clearly as the listener who looks
inside their mirror and has had their author on his mind? Such is the
point of view favoured by a certain group among Dylan's more loyal
admirers, those who believe the songs are there to be endlessly
interpreted - that they belong less to Dylan himself than to the
listeners for whom they have become an indissociable part of their
lives. Nicola Menicacci's remarkable new study certainly comes from a
Dylan fan of this stamp, and is a book addressed to the members of that
special group of companions in interpretation.

Nicola Menicacci is already known in Dylan circles for his often daring
and always absorbing readings of Dylan songs that have been published
over the years on the Bob Dylan Critical Corner site. This volume (so
far available only in Italian, though the author promises an English
version), takes a particular period in Dylan's songwriting - 1974-1989,
from the Blood on the Tracks to the Oh Mercy songs - and reads the
lyrics of those years in the light of a philosophical postulate. The
postulate is that during that period - and essentially only that
period, with a handful of exceptions before and after - Dylan's
songwriting is consistently coded in two layers of meaning - one on the
surface, immediately accessible; the other, hidden and symbolic. As the
author puts it in his introduction, this group of Dylan songs would
then have the status of 'messaggi cifrati' ('messages in cypher' - 9).
Nicola Menicacci argues that the symbolism which he deciphers (or
de-cyphers) in these songs should be related to an esoteric
belief-system to which, he contends, Bob Dylan secretly subscribed over
those years. This system could approximately be described as pertaining
to the alternative or counter-historical spiritual tradition, running
against the grain of established Christianity of whatever stamp, that
has manifested itself over the centuries in such movements or currents
as Gnosticism, the Cathars, the Templars, the Grail cult, the
Rosicrucians and Freemasonry, and in such sacred places as Jerusalem,
Glastonbury in England and Rennes-le-Château in France.

Certainly, there is no lack of songs from the period concerned whose
texts can well lend themselves to such a reading: among those that
spring to mind are 'Shelter from the Storm', 'Isis', 'Golden Loom',
'Changing of the Guards', 'Angelina', 'Caribbean Wind', 'Ring Them
Bells' and 'Dignity' (all of which, indeed, are discussed in this
book). Where Nicola Menicacci's thesis gets really challenging is in
his discussion of the Christian period: in the albums of those years,
he maintains, the songs' evangelical surface is in fact a manifest
content masking a latent content deriving from an underlying esoteric
world-view that is in no sense orthodoxly Christian. If we are to see
Dylan as 'the last chevalier', some kind of latter-day Templar, then
the songs  discussed become a cascading series of dreams - dreams
replete with symbols that call out for interpretation. At this point,
as Alberto Cesare Ambesi suggests in his preface, we might see Nicola
Menicacci's argument broadening out from Dylan's work into wider areas
of cultural symbolism - illuminating, in Ambesi's words, 'il vasto
horizzonte della simbolistica' ('the broad horizon of the study of the
symbolic' - 8). The book does, nonetheless, remain very much a study of
Bob Dylan, theoretically and conceptually audacious yet grounded at all
moments in the detailed analysis of the song texts proper: it is, to
quote the author himself, 'un'analisi di Dylan adottando tale cammino'
('an analysis of Dylan that follows such a path' - 9).

In illustration of his thesis, the author deploys a very considerable
number of symbols and concepts betokening his wide reading in his
chosen field. Thus, if we look at the discussion of Blood on the Tracks
that constitutes the book's first major analysis, we find 'Tangled Up
In Blue' explicated in relation to Mary Magdalene ('she bent down to
tie the laces of my shoe': 'Questa posizione ricorda da molto vicino la
Maddalena che lava i piedi di Gesù' ('this position closely recalls
the Magdalene washing Jesus' feet' - 22); beyond this, the whole album
is placed in a broader context of esoteric symbolism taking in the
Templars, the Grail, Joseph of Arimathea and more. 'Lily, Rosemary and
the Jack of Hearts' is read through the prism of the Tarot and the Song
of Songs; 'Shelter From the Storm' is illuminated via Masonic
symbology. The stage is set, and effectively the same method - textual
interpretation plus background exposition - is pursued across the
volume. We are, then, dealing with a series of close readings of Dylan
song texts, shored up consistently by a specific interpretive and
contextual methodology. In this sense one might wish to file Nicola
Menicacci's book on the same shelf as the studies of Michael Gray,
Stephen Scobie and Aidan Day - with, nonetheless, the important
difference that here the methodology, unlike the approaches employed by
those critics, is neither literary-critical nor based in musical
history, but, rather, relates Dylan's work to a set of broader
historical and cultural traditions. For further enrichment, analogies
with the world of fine art appear throughout: Dylan's verbal symbolism
is likened to the visual symbolism to be found 'inside the museums'
through contemplation of the canvases of such masters as Leonardo da
Vinci, Sandro Botticelli or Nicolas Poussin (here we may note in
corroboration that Chronicles Volume One, whose pages could not be
fully taken into account in this study, has amply confirmed Dylan's
interest in the painterly heritage). Such is the method employed that
it may be no exaggeration to suggest that this volume breaks new ground
in Dylan studies.

 

Estratto della recensione di Chris Rollason apparsa su rec.music.dylan il 27 Settembre 2005 (la traduzione italiana sarà disponibile tra breve, clicca qui per essere informato)

 

Articolo apparso su Il Domani di Bologna 

Sito del giornale

 

 

 

Per l'impaginazione e l'elaborazione grafica © 2005 Nicola Menicacci e Lisa Lorenzini