
Firenze, 19 Giugno 2005
É molto tempo che ormai non ci rechiamo più a San Galgano. più di nove mesi. L'ultima volta, a cena alla grotta di Tiburzi, vi avevamo scorto Mario Luzi, pochi mesi prima della sua scomparsa.
L'occasione ce la offre Silvia, che da tempo aveva mostrato interesse e curiosità per il luogo. Dopo una prima data andata a vuoto ad inizio Maggio, è finalmente arrivato il momento.
Il ritrovo è fissato all'imbocco della Firenze-Siena. Rispetto al weekend precedente gli unici superstiti siamo io e Francesca. Sergio non può raggiungerci. Ci mancherà la sua competenza; proveremo a fare a meno di lui.
Con
noi ci sono Ilaria e Andrea (Paolo, l'altro AB-Normal è stato trattenuto da
impegni di lavoro), Carmen e Paolo (autore delle foto), Silvia, Miriana e
Carola.
Alcuni
di loro non avevano mai sentito parlare di san Galgano, comprensibilmente.
Vivono in Abruzzo, vicino Pescara, so
no
qui solo per uno stage.
La strada è sempre la stessa: usciti a Colle Val d'Elsa, si procede verso Follonica e poi al bivio della colonnina a destra.
Per prima si incontra Frosini, dove i Templari stanziavano e dove ancora oggi si possono osservare resti e chiese interessanti. Non scordiamoci mai che siamo lungo la Via Francigena.
Il programma di questa visita è diverso dal precedente. Se l'anno scorso la nostra attenzione era diretta verso la misurazione della coudèè, cosa brillantemente dimostrata da Sergio, stavolta tracceremo il percorso di Galgano da Chiusdino fino a Montesiepi e metteremo in risalto le numerose connotazioni archetipiche del santo.
Arriviamo a Chiusdino dopo poco più di un'ora di guida e per prima cosa entriamo nel borgo vecchio. Passiamo la chiesa sconsacrata di san Martino e attraverso vicoli stretti arriviamo alla casa natale di Galgano.
Entrati, ci accoglie un grande altare sovrastato da una volta, al centro del quale compare lo stemma di Chiusdino, ulteriore rimando ai recenti studi. A destra dell'altare, la pietra recante l'impronta del cavallo del giovane Guidotti che, alla vista dell'Arcangelo Michele, si chinò in segno di riverenza.
Da
lì parte la nostra esposizione. il giovane dissoluto al quale appare in sogno
il messaggero di Dio, il lungo viaggio verso Montesiepi, la rinuncia alle armi e
la consacrazione a santo. Ciò che colpisce è che la storia non solo è molto
simile a quella di san Francesco d'Assisi, nato l'anno seguente la morte di
Galgano, ma per alcuni aspetti ne conserva anche le modalità: la roccia segno
della presenza divina (si veda il masso della Verna), il ritiro in un luogo
isolato e la fondazione di un ordine.
Mentre vado esponendo queste vicende, sempre di più si consolida in me l'idea che la figura di Galgano sia veramente un archetipo creato ad hoc per rappresentare l'uomo virtuoso in tempi di crisi profonda per la Chiesa Cattolica. Galgano sarebbe stato il modello ideale. Sfortunatamente per lui, la venuta di san Francesco lo ha fatto passare in secondo piano.
Adesso è tempo di recarsi alla propositura di san Michele Arcangelo, a pochi metri da qui. Qui è conservata una reliquia sulla quale vale la pena soffermarsi.
Testo © 2005 Nicola Menicacci
Fotografie © 2005 Paolo Chellini
Elaborazioni fotografiche © 2005 Nicola Menicacci