
CHIUSDINO LURIANO SAN GALGANO MONTESIEPI (Le fotografie sono di Pamela Bralia)
É il paese natale di Galgano, che secondo la tradizione vi nacque nel 1148.
Si trova a 35 Km da Siena, sulla riva sinistra dell'alto corso del fiume Merse, a 564 metri di altezza.
Da
lì è possibile dominare con un solo colpo d'occhio tutta la vallata.
Percorrendo la cinta muraria (il paese si è sviluppato nel corso dei secoli.La
parte più antica è quella che oggi si trova al centro del nucleo storico, dove
spicca la casa di Galgano e la Propositura di San Michele Arcangelo, che
custodisce il teschio del chiusdinese più famoso del mondo, in precedenza
conservato nella chiesa del Santucccio a Siena) ed uscendo da Via Mascagni,
lasciandosi alle spalle la porta, è possibile scorgere in lontananza sulla
destra la grande abbazia, il cui colore nelle giornate più caligginose finisce
per mimetizzarsi con quelli del paesaggio.
Attenendosi
alle notizie fornite da Paul Pfister nel suo saggio,
all'epoca di Galgano il paese contava circa 5000 abitanti, almeno sette volte
quelli odierni, privati dal sostentamento offerto loro dalle miniere delle
colline metallifere attive già al tempo degli Etruschi.
La sua
dislocazione, in un tratto dove si incontrano la Via Francigena, quella
Maremmana e Massetana, lo rendeva importante da più punti di vista. Con il
consolidarsi dei pellegrinaggi lungo la Francigena e l'insediarsi nella zona dei
Templari e dei Cistercensi - che introducendo l'idea di coltivazioni
specializzate e dei relativi scambi di approvvigionamento posero di fatto fine
alle economie curtensi - Chiusdino si rivelò un importante nodo comunicativo e
commerciale, favorendo l'installazione e lo sviluppo della borghesia e - grazie
anche alla politica liberale di Siena
- di più gruppi etnici e religiosi.
Ancora oggi infatti il gonfalone della città vede rappresentata la Stella di
David e la Mezzaluna Islamica (cliccando qui
puoi trovare approfondimenti).
Galgano nasce quindi in un momento storico particolarmente favorevole. I testi dell'epoca lo descrivono come uomo di nobili origini e figlio di un cavaliere ed evidentemente benestante. La prima parte della sua vita la trascorrerà all'insegna dei piaceri della vita, fino al momento della conversione, esattamente come per San Francesco d'Assisi. Narra poi la leggenda che apparsogli in sogno San Michele, Galgano partì per un viaggio, nel quale toccò altri luoghi.
Prima
tappa del viaggio di Galgano è Luriano, piccolo paese raggiungibile ancora oggi
con qualche difficoltà quando, 
provenienti da Chiusdino e diretti verso
l'abbazia, siamo invitati a svoltare a destra, saltare il Merse e dirigersi
lungo una strada non troppo agevole.
Narra la leggenda che Galgano, non riuscendo a far schiodare il cavallo, dormì presso la pieve di Santa Maria, che oggi si trova in terreno privato.
Il viaggio verso Luriano non deve essere stato comunque molto agevole, dal momento che per arrivarvi Galgano doveva attraversare il fiume, che in quel punto fa una curva e forma una piccola cascata (questo potrebbe anche spiegare perchè la Legenda e il processo di beatificazione parlano di acque agitate e di un mulino. Il mulino effettivamente esiste: è il famoso Mulino Bianco).
L'arrivo di Galgano a Luriano è da attribuirsi alla testardaggine del cavallo che, deviatolo dalla strada che lo doveva portare a Civitella per far visita alla fidanzata, lo porta in quel luogo. Già in questo episodio è rintracciabile la longa manu della Potenza Divina che guida il giovane verso il suo destino.
Destatosi il mattino seguente, Galgano riprende il proprio viaggio per giungere alla piana dove, anni dopo la sua morte, i cistercensi edificheranno la grande abbazia.
Procedendo
da Luriano, appena guadato un'altra volta il fiume Merse (o appena prima di
farlo: i luoghi, come anche oggi si può facilmente vedere, possono essere
ambedue, in quanto perfettamente corrispondenti alla descrizione che si fa nei
due documenti
citati) Galgano giunge ad un grande prato dove si fermerà per un po', e da
lì infine - da solo, perchè l'Arcangelo Michele s n'è andato - a Montesiepi,
dove riceverà l'ordine della Maestà Divina di costruire un edificio da
dedicare alla Vergine e ai Dodici Apostoli.
A
partire dal 1228, 47 anni dopo la morte del santo, i monaci cistercensi
cominceranno a costruire la splendida abbazia che oggi, senza tetto, ci propone
uno spettacolo senza eguali.
Oggi - dopo un periodo di degrado che ha seriamente minacciato la struttura dell'edificio già peraltro compromessa dal crollo del campanile prima e del tetto poi (avvenuti nel XVIII secolo) - l'abbazia è meta turistica per visitatori provenienti da tutte le parti del mondo.
Dalla grande piana sulla quale sorgerà l'abbazia, Galgano ascende fino alla cima del Montesiepi (nome che deriva dal latino Saeptus, cioè separato, da cui si evince che con ogni probabilità il luogo era già deputato al culto o quantomeno il suo accesso non era riservato a tutti). Giunto in cima al colle, dopo aver dormito, alla fine di un viaggio del tutto simile a quello di Dante,
Galgano,
non trovando legno, pianta sulla cima del colle la spada, che miracolosamente si
conficca nella roccia a formare una croce. É l'inizio di una nuova vita per il
giovane Guidotti, che da lì a un anno compierà prima un viaggio a Roma da Papa
Alessandro III, anch'egli senese. Vedrà la sua spada distrutta da alcuni
invidiosi che avranno di che pentirsi, dal momento che tutti e tre subiranno
dure punizioni (uno di questi avrà gli arti superiori strappati da un lupo. La
reliquia si trova ancora oggi all'interno della Cappella annessa alla Rotonda.
Una datazione al Carbonio 14 ha confermato - come per la spada - un'età
compatibile ai tempi di Galgano). Infine affronterà, sconfiggendolo, il Diavolo
e porterà a termine i suoi giorni sempre sul colle, compiendo anche alcuni
miracoli, come risulta dai verbali del processo di beatificazione.
All'indomani della sua morte, con una velocità straordinaria anche per i tempi odierni, verrà dichiarato Santo e verrà eretta, laddove aveva la sua capanna (alcuni dicono una grotta) la Rotonda che ancora oggi può essere ammirata, all'interno della quale la spada attira ancora oggi migliaia di visitatori.

Testo © 2004 Nicola Menicacci
Fotografie © 2004 Pamela Bralia e 2003 Jose Luis Rodriguez Ritte
Elaborazioni grafiche © 2004 Nicola Menicacci