
Appena
usciti dalla casa di Galgano, svoltando a sinistra, lungo le scale del vicolo
che si apre tra la casa e la chiesa dedicata a santa Rita, giungiamo ad una
piccola piazzetta molto suggestiva, dove spicca l'entrata alla propositura di
san Michele Arcangelo, in un certo senso il responsabile della conversione di
Galgano.
La chiesa, fortunatamente, è aperta. La facciata esterna tradisce i numerosi restauri ed abbellimenti dei quali è stato teatro l'interno. La struttura base, tuttavia, è rimasta intatta.
Sempre alla destra dell'altare è facile notare un reliquiario la cui forma ricorda vagamente un pallone da rugby, opera dello scultore Bino Bini. al suo interno si trova la testa del santo, conservata per molti anni nella piccola Chiesa del Santuccio a Siena e dopo la sua chiusura infine riportata a Chiusdino.
Le
aperture strette non consentono di vedere chiaramente la testa del santo, ma da
alcune testimonianze risulta che il teschio abbia ancora attaccati dei capelli,
che stranamente si dicono biondi. Tutto questo ha portato alcuni autori ad
ipotizzare una discendenza celtica del santo-guerriero, argomentando in tal
senso anche sull'etimologia del nome. Io, anche sulla scorta dei documenti relativi
alla beatificazione, continuo a
sostenere l'ipotesi di un'etimologia che ricorda il Galgal ebraico.
Quale
che sia la verità, è chiaro che Chiusdino rimane un posto estremamente
interessante per la presenza nel medioevo di diverse etnie, quasi certamente
quella ebraica (la certezza matematica non esiste mai) e con grande probabilità
anche quella musulmana. testimonianza
indiretta di questa coesistenza è lo stemma della città, del quale abbiamo
già parlato.
É tempo ora di parlare del viaggio intrapreso da Galgano, durato tre giorni e che lo porterà in cima al colle di Montesiepi.
La
distanza tra il paese e la collina non è proibitiva, o meglio non lo è al
giorno d'oggi. Percorrendo le strade attuali, sono necessari circa tredici
chilometri, ma se seguiamo il percorso del cavaliere così come narratoci
dai documenti coevi alla sua beatificazione
la strada si allunga. Giunti infatti sulla strada principale, dobbiamo piegare
verso Luriano, saltando così il fiume Merse, e da lì poi giungere a Montesiepi
passando dal lato opposto a quello dal quale giungiamo abitualmente.
Ciò che per noi è estremamente scomodo (ci toccherebbe coprire il percorso da Luriano al colle a piedi) in realtà ci consente di ritrovare nel paesaggio importanti conferme della narrazione medievale: il grande prato nel quale Galgano sosta, che altro non è se il prato che ancora oggi si può trovare prima di guadare il Merse o quello subito dopo attraversato il fiume, rispetto ai quali Montesiepi (oggi ovviamente sovrastato della Rotonda) rimane alla nostra destra, il guado del fiume (il mulino - il famoso Mulino Bianco - si trova proprio tra Luriano e guado stesso) e finalmente il cammino per giungere in cima al colle sulla cui vetta verrà piantata la spada.
Stavolta non percorreremo a piedi il passaggio. Il tempo purtroppo non ce lo consente.
Abbandoniamo quindi Chiusdino, direzione Montesiepi.
Testo © 2005 Nicola Menicacci
Fotografie © 2005 Paolo Chellini
Elaborazioni fotografiche © 2005 Nicola Menicacci