Aug

30

Taming Bismarck

August 30, 2008 | 5 Comments

Domare il principe Von Bismarck non è roba da poco.
Soprattutto se non è il teutonico di ferro, ma il magnifico Dovo con il manico in osso.
Un paio di giorni fa, dopo averlo usato una prima volta, mi sono detto che qualche giretto sulla Norton fine non avrebbe fatto male a nessuno. Invece, al Bismarck, male ha fatto. Ne ha fatto eccome.
Mi sono imbufalito, ho pensato di averlo ultraffilato, e mica mi sono messo a fare il movimento contrario per togliere la “X” o la spirale sul filo. Macché, mi sono incavolato, irritato, tagliato e basta. Però la sera mi sono andato a documentare cosa significava fino in fondo e cosa ne pensavano gli altri dell’avere un rasoio ultraffilato, ed ho capito che forse non lo era o se lo era c’erano tanti modi per rimetterlo a posto. Davvero, un rasoio ultraffilato è veramente cosa da poco. Un taglio ad una striscia di cartone, un passaggio lento su un fiammifero fine di legno morbido, una passata nel verso dello strop se la pietra è a grana 4k, due se è 8K e il rasoio perde la parte “ultra”. Cosa ancora migliore, quando lo fa è praticamente affilato, per cui non importa stare a dannarsi l’anima di nuovo.
Leggo però che facendo una piramide 3-3 1-3 1-3 si ottiene le stesso risultato.
Ieri sera passo il Bismarck su un foglio di carta, e già mi sembra meglio.
Stamani mi insapono, comincio a tagliare e noto che la parte ostica se n’è andata (e vai!), ma che la rasatura non è profonda per niente. Ok, poco male, sono sulla strada buona. Con mezza faccia rasata e l’altra no, mi metto ad affilare: piramide regolare e una decina di passate sulla Swaty, quella meno sbeccata. Non l’avevo mai usata. Mi rendo conto che non mi piace come l’altra. Lascio perdere. Vado in bagno, mi ri-insapono e ricomincio. Va meglio, ma siamo ancora lontani dal filo ottimale. Allora mi fermo, tiro fuori la Swaty un po’ sbeccata, la più liscia, e faccio 24 giri. Sento la lama che canta, tira ancora via un po’ d’acqua, il segno che non è ancora al meglio è evidente, ma sta andando meglio.
Ripasso con cura maniacale, mi passo sulla faccia troppe volte e sulla parte sinistra del mento finisco per irritarmi. Ma non importa, siamo davvero più vicini al filo ottimale. Penso che userò ancora la Swaty per un po’, ma forse adesso è meglio lasciarlo fare, dargli soltanto la coramella per un po’ e vedere come si evolve. Anche perché l’acciaio, ora che è passato dalla pietra, lo sento diverso dalla prima volta che l’ho usato. Mi ha irritato, abbastanza devo dire (non sono rosso, solo un po’ bruno, roba che va via un cinque-sei ore) ma è perché ancora il filo non è ottimale, lo ripeto. Tra qualche barba sarò in grado di sedermi e dargli finalmente il filo che voglio.
Fra l’altro stamani mi è arrivata la Japanese waterstone 1K-6K, con la quale spero di dare definitivamente il via al mio Filarmonica Doble Temple.
Ma che bella la vita del rasatore, del pogonotofilo! (di dirà così? Boh…)
Del resto, il vero Bismarck mica era tipo facile!
Fra l’altro, scopro solo adesso che è nato il 1 Aprile, il giorno che ho comprato il mio primo rasoio!
Ma tu pensa…

Aug

26

Un post e molti commenti… scomparsi….
Che sia stato hackerato?
Boh!
Però la cosa non mi piace.
Per niente!

Aug

22

Stamani alle 9.15, mentre decidevo ancora se alzarmi o meno, sento suonare. Mi dico che è troppo presto, che è impossibile che un pacchetto impieghi solo due giorni ad arrivare dalla Germania; sarà senz’altro l’impresa di pulizia delle scale, proprio a me dovevano suonare stamani, oppure il postino con qualche pubblicità o qualche bolletta…
“Devi scendere” mi dice Rosa, ma io già alla finestra avevo visto un pacchetto in mano a qualcuno.
Scendo, rapido, lo trovo per terra vicino alle cassette delle lettere, sembra quasi che galleggi nell’aria. Lo sollevo: leggero come una piuma. È lui, non ci sono più dubbi ormai. Guardo il mittente.
È lui.
Finalmente, dopo tante traversie, è mio: il Dovo Bismarck 6/8, manico in osso, concessione una-tantum al più-del-necessario (per non chiamarlo superfluo, altrimenti dovrei citare Voltaire, “il superfluo, quel qualcosa di così tanto necessario”). Lo apro: l’osso è proprio osso,non immacolato, più pesante dell’ebano o della celluloide. La lama è leggermente oliata. La passo sull’unghia giusto per vedere. Hmmmmm. Ma l’unghia non era bagnata. Ma mi sa che è comunque hmmmmmm. Ci sarà insomma da dargli un po’ di filo, ma per prima cosa va provato. Mi sa che ho trovato cosa fare nel fine settimana.
È più pesante, decisamente più pesante di un 6/8 con manico in materiale plastico o simil-celluloide. La lama hollow-ground in trasparenza è sottile, non invisibile come il Filarmonica 7/8 che ho acquistato da Manfred ormai due anni fa e che ancora non mi sono deciso a riaffilare, o il Filarmonica Doble Temple che mi fa vedere i sorci verdi. Questo è una via di mezzo.
Ma poi, alla fine, Bismarck era proprio tedesco? veniva dalla Germania o dall’Austria? Confesso di non essere molto sicuro, anche se propendo per la prima versione. Infatti, tedesco.
Poi scopro che esiste anche una Bismarck in Arkansas (per le pietre?) ed in North Dakota. Ce ne sono di Bismarck, insomma.
Uno ce l’ho adesso anche nel mio bagno.

Jul

16

Ormai ne parlano tutti.
Diciamo anche la nostra.
Diciamocela tutta.
L’iPhone è proprio bello!
Frutto di quel design minimalista tipico della Apple, sobrio come la consolle della quale si è già parlato a suo tempo, è l’ennesima dimostrazione che la creatività, specie es sostenuta da una grande attività di divulgazione, è ancora la cosa che fa la differenza.
Comprensibile quindi che le “major” della telefonia mobile es ne siano impossessate, riprendendo il vecchio trend già in voga negli anni ‘90 in Usa di regalare (o quasi) l’oggetto se si sostiene un abbonamento di un certo tipo.
E proprio qui sorgono i problemi, con l’Anti-Trust che prende di mira Tim e Vodafone. Già il telefono costa molto di per sé; se inoltre ci mettiamo anche degli abbonamenti esorbitanti, la cosa diventa pesante.
Si gioca come sempre sull’entusiasmo dei primi giorni, e ci si trova una bolletta da capogiro. Sulle clausole e gli asterischi e tutte le cose che bene conosciamo.
Ma dato che l’iPhone è bello, facciamo una cosa. Riflettiamo sulla nostra brama, pensiamo alla effettiva utilità del bene e compriamolo magari dopo l’estate, quando anche la 3 lo metterà sul mercato (tra i vari provider quello sempre più attento alle novità anche in fatto di trasmissioni, l’unico che sembra aver capito che ormai il telefono è una tecnologia a costo zero per cui alla fine eccessivi ricarichi ci tornano indietro, aggravati dalle maledizioni degli utenti). Quando, in autunno, lo terremo in mano, oltre a costare meno, avremo anche quello più nuovo e meno graffiato!

Jul

15

Stamani ero solo in casa, nonostante la casa sia lontana molti chilometri.
La barba era di 5 giorni, lasciata crescere perché tanto andava bene così, c’erano altre cose da fare.
Ma stamani, davanti ad uno specchio che non è il mio, illuminato in un modo diverso dal mio, ho lasciato che il mio Astrale cantasse sulla barba lunga.
E ha cantato.
Contropelo a go-go, anche sui baffi, neanche un taglio. Dieci minuti di pura goduria, in barba anche al dolore al nervo sciatico che mi tormenta da mesi ma che sembra ormai sulla via del declino, grazie al chiropratico-radiestesista ma anche alla consapevolezza di come le cose funzionano.
Insomma, anche fuori casa il rasoio a mano libera è sempre il rasoio a mano libera!

Jul

7

Quando, ormai all’ora di cena, Federer è riuscito a pareggiare il conto dei set, tutti noi (coloro ai quali piace il tennis ispirato) abbiamo tirato un sospiro di sollievo.
Non avevamo però fatto i conti con il turbine di pensieri e previsioni che, come e ancor peggio delle nuvole, si erano ammassati sul più bel Centrale del mondo.
Il manto verde di Wimbledon ne ha viste talmente tante da non sorprendersi più, ma a noi invece rivedere i corsi e ricorsi storici piace.
Abbiamo pensato, molti lo avranno fatto, al leggendario tie-break della finale del 1980 tra Borg e McEnroe, all’americano che ribaltava i favori del pronostico e metteva l’Orso per la prima volta in una brutta situazione a Wimbledon.
McEnroe perse quella volta, ma era la prima finale tra i due. Vinse quella successiva, impedendo all’Orso il sesto centro consecutivo.
Proprio come ieri.
Ma noi abbiamo sperato che le cose andassero diversamente (noi, lo ripeto, che ancora pensiamo al tennis come a una nobile arte, vicina al rasoio a meno libera!).
Ma ormai era troppo tardi: tutti i pronostici e le previsioni avevano già deciso cosa sarebbe stato di quella finale. Lo abbiamo voluto noi, prima ancora di Federer e Nadal. A nessuno piace invecchiare, pensare che se lo svizzero avesse vinto per la sesta volta consecutiva noi non avremmo più potuto raccontare di essere stati i primi a vedere una serie del genere interrotta, perché Borg e McEnroe sarebbero scivolati un passo indietro, portandosi dietro ciò che, tennisticamente parlando, rimaneva della nostra gioventù. Non avremmo potuto dire che invece sì, solo noi abbiamo visto una serie di sei vittorie consecutive a Wimbledon, quelle di Martina Navratilova.
E adesso, almeno per altri sei anni, siamo tutti salvi.
Però, Roger, perdere a Wimbledon….
Onore a Nadal, che ha saputo compensare la minore dose di talento (se paragonato a Federer) con una disciplina ferrea ed una determinazione da maestro.
Non mi resta altro da fare che chiamare Zurigo, farmi passare il ragazzo e propormi come nuovo mind-coach dell’(ormai quasi) sempiterno.
Insieme faremo scintille. Altri sei titoli, stavolta consecutivi.
Provare per credere.

Jun

28

Non solo il famoso post sul rasoio a mano libera è giunto a quota 134 commenti, ma è dal 10 Giugno che i commenti si susseguono quotidianamente, senza perdere un giorno.
Grazie a tutti, siete speciali!

Jun

27

Chi si ricorda De Gregori che pronunciava questa frase, adesso più che mai attuale?
Così Donadoni se ne va, rinuncia alla buona uscita, come già aveva fatto in passato, e cede il posto ad un volto nuovo, quello di Marcello Lippi.
L’Italia sembra così aver imparato la lezione della storia, della memoria storica, anche se a brevissimo termine. Lippi sarà contento, perché ormai la sua battaglia l’ha vinta. Nella sua settima decade di vita, viene visto come il salvatore della patria, uno che non ha più niente da dimostrare perché in passato il suo “dovere” l’ha fatto, e appieno. Viene chiamato dopo una stagione poco felice, ripescato dall’organismo precedente anziché assicurare un rinnovamento per il futuro. Sappiamo bene che i trend sono di difficile presa, e allora perché, anizhé innovare, non continuare sulle passate vestigia? Insomma, perché stare fermi quando si può restare immobili? Del resto, anche all’indomani del fatidico 8 Settembre la Nazione fu affidata ad un ormai più che collaudato mestierante della politica, il Maresciallo Piero Badoglio, che nel ventennio era la persona con il più alto stipendio pubblico (tante le cariche che ricopriva) di tutto il Regno.
Resta da domandarsi quale sarà il futuro di Donadoni, visto che esiste una possibilità abbastanza consistente che sia piuttosto compromesso, almeno in campo professionale.
Tornare al passato per avere la conferma di aver fatto la scelta migliore, o almeno quella che sembrava assicurare continuità col passato, cioè rituffarcici sopra a braccia aperte. Se non è ego questo…
Resta solo da menzionare il ritorno sulle pagine dei giornali di una delle vicende più tristi degli ultimi trent’anni: le scomparse di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi. Atteso che su quelle vicende non si farà mai luce appieno, auguriamoci almeno, anzi proponiamo, che i familiari siano lasciati in pace. Forse i giornalisti e i media tutti non ricordano l’effetto del peso mediatico (molto più leggero nell’83 di quanto non lo sia oggi) ebbe sulla madre della Gregori.

Jun

22

E quindi ci siamo.
Siamo arrivati al giorno di Italia Spagna. Il calcio come metafora di vita, come suggeriva l’amico Luca Baiguini. Ma soprattutto il calcio come modo per far esprimere a milioni di persone il proprio ego, far concentrare le loro energie in una bolla di influenza cosmica che altro non chiede se non una conferma alle proprie teoria.
Alla fine, guardando bene bene, poco ci importa del risultato, quanto proprio del fatto che, se va come abbiamo sostenuto noi, abbiamo avuto la conferma di averci visto bene, che siamo stati noi migliori di chi li ha messi in campo e di tutti quelli lì che vengono pagati fior di milioni mentre noi giù a farci il mazzo dalla mattina alla sera.
E quindi?
Sembra che ci piaccia infinitamente usare le nostre energie per qualcosa che alla fine rigenera una parte piuttosto autodistruttiva di noi stessi.
Quindi, un favore, per piacere.
Stasera, chi vedrà l’incontro, lo guardi per vedere una partita di calcio, per fare o il tifo, o per qualsiasi altra cosa diversa da vedere se aveva ragione o no, se quello che pensava e sosteneva si è avverato.
Perché se siamo davvero bravi a fare tutto ciò, perché non usiamo questo “potere” per altre cose?
E permettetemi un plauso a Terim e alla sua Turchia. Perché questa Turchia è davvero sua.
A noi, a Firenze, il turco in Italia piaceva davvero tanto.

Jun

22

Siamo a 99!

June 22, 2008 | Leave a Comment

Il leggendario post sul rasoio a mano libera è giunto al novantanovesimo commento!!!!
Siamo già a 100, perché sto scrivendo la risposta!
In attesa di mettere online la sezione del sito, intanto ho aperto una pagina sul blog e una categoria, in modo da trovare subito i post relativi a questo meraviglioso oggetto.
Da Salvatore, il primo a commentare, ad Antonio, il novantanovesimo, a tutti i mille e più che verranno, un grandissimo ringraziamento a tutti.
E benvenuti a tutti i nuovi visitatori. La casa è sempre aperta. È casa vostra!


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